sabato 5 novembre 2011

Sporco maschio guardami

Io queste attiviste ucraine che si spogliano per protesta è da un po' che le vedo in giro – su internet e riviste, intendo, non pensiate che io abbia una vita altrove ormai – e devo dire che non mi convincono.

Non è che mi scandalizzi, però sono diffidente. È la mia educazione: diffido di chiunque mi si spogli davanti, sono convinto che abbia qualcosa da nascondermi (vedi com'è tortuosa l'educazione). Da una parte, posso capire, manifestare significa attirare l'attenzione, e da questo punto di vista spogliarsi funziona – basta andare su Repubblica.it in questo momento, ma quest'estate tennero l'homepage anche sull'Unità, insomma, l'attivista nuda tira. Non è soltanto una pratica funzionale, è anche una delle meno violente che si possano immaginare: invece di tirare estintori o bruciare SUV, mostrarci per quello che siamo. Salvo che non siamo quasi mai così belli come le attiviste ucraine che si vedono spesso in foto sulle riviste o su internet (le foto di oggi non rendono loro giustizia).

Non so esattamente quanto il loro attivismo abbia a che fare col movimento internazionale degli SlutWalk, i cortei in cui le femministe si vestono da “sluts” (traduciamo “sgualdrine”, via) per protestare contro la violenza maschile. Gli SlutWalk sono cominciati a Toronto la scorsa primavera e stanno andando piuttosto bene, tanto che anche in Italia c'è chi comincia a pensarci. Visti in foto sembrano un po' la versione femminista dei gay pride (un'affermazione che immagino mi farà amare tantissimo da femministe, gay e femministe gay), una gara a conciarsi peggio non indenne da una certa dose di esibizionismo che però, diciamolo, quando vai in piazza c'è sempre. In piazza ci vai per attirare l'attenzione, e il tuo ego di solito non lo lasci a casa. Io perlomeno non lo facevo, e se non mostravo il corpo era semplicemente perché non avevo tutto questo gran corpo da mostrare (altrimenti chissà).

Comunque: dietro agli SlutWalk c'è una filosofia controversa. Quando un ufficiale della polizia di Toronto dichiarò che ci sarebbero state meno molestie se le donne avessero evitato “di vestire come sluts”, le femministe canadesi sfilarono mostrando il loro diritto costituzionale a vestirsi come volevano, e quindi anche come sluts. Non fa una grinza. Salvo che poi sui giornali non ci va la foto dell'impiegata cinquantenne con la panzetta, alla quale conciarsi da slut costa magari qualche sacrificio. Ci vanno sempre tipe in forma come le attiviste ucraine, per la gioia di noi guardoni di internet (mi ci metto anch'io ma devo dire che ormai guardo pochissimo). Il messaggio che ne ricaviamo è un po' diverso da quello che forse prevedevano le femministe: non è più “sono una donna e non mi devo vergognare di avere un corpo”, ma più qualcosa del tipo “guardami, te lo sogni di spogliare un corpo così”. Insomma, un corpo nudo brandito contro di me, maschio guardone. Non è contundente come un estintore, ma si suppone comunque che debba ferirmi, frustrarmi nei miei desideri, nelle mie pulsioni. E ammettiamo pure per un istante che in quanto maschio io debba vergognarmi per i crimini di tutti i maschilisti del mondo – ma quello che finisco per provare è un po' la sensazione che qualcuno mi voglia farmi vergognare del fatto che guardo una donna nuda. Come ai bei tempi dell'oratorio, insomma. Ma almeno all'oratorio non me le squadernavano in faccia, le donne nude. Invece qui ci sono donne nude che mi gridano: vergognati maschilista delle tue pulsioni. Tutto quello che mi viene da rispondere è: no, non mi vergogno. E a quel punto mi sale pure in punta di lingua una parola che in generale non amo usare, la traduzione letterale di slut, diciamo. Qualcosa di becero, di maschilista davvero, ecco: l'effetto pratico dell'attivista-nudista è farmi sentire un po' più maschilista di prima. Dura solo pochi istanti, ma non credo che sia l'effetto voluto. O no?

La prima volta che sentii parlare di questo gruppo di attiviste ucraine che si spogliavano era su una rivista, non mi ricordo più se D o Vanity Fair, però le foto erano notevoli. Donne nude aggredite da poliziotti. Protestavano contro lo stupro mettendolo in scena, praticamente. Ho cercato di guardare quelle foto da una prospettiva non guardona, ma temo di non averla trovata. Va da sé che non succede niente, non credo che nessuno scenderà a stuprare una ragazza perché ha visto una scena di stupro attizzante su D o Vanity Fair.

Ma la cosa che mi lasciò più interdetto è che nello stesso servizio spiegavano che queste donne bionde e molto belle (magari non sono tutte belle, ma in foto ci vanno quelle più belle) in quell'occasione stavano protestando contro il turismo sessuale degli italiani in Ucraina. E così, grazie al loro attivismo, il risultato è che io lettore italiano stavo guardando bellissime ucraine nude su una rivista. Va da sé che non succede niente, non credo che nessuno correrà a prenotare un fine settimana a Kiev perché ha visto delle attizzanti ucraine nude su D o Vanity Fair o... o no?

27 commenti:

  1. Non so molto di Femen, ma l'idea delle SlutWalk non è quella di costringere gli uomini a guardare e poi farli vergognare di avere guardato: è far passare il concetto di rispetto dello spazio personale a prescindere dall'abito che una donna indossa. Sono in minigonna: fossi anche nuda, non puoi toccarmi o invadere il mio spazio in alcun modo, perché l'abito che indosso non ti sta inviando alcun segnale in quel senso.
    Un concetto che in Italia è ancora duro da digerire, vedi a proposito lo sciagurato vademecum di Alemanno.

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  2. Ma non è in discussione l'idea, è in discussione il messaggio che effettivamente arriva.

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  3. dipende leonardo. quello è il messaggio che arriva a te. a me, per dire, ne arriva un altro. sei così sicuro che si rivolgano solamente agli uomini?
    valentinaa

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  4. forse è il caso di confrontare come Femen è 'mediato' dai giornali italiani e da quelli di altri paesi... Secondo me il problema è tutto qui.

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  5. Valentina ha fatto punto: e sei i cortei di manifestazione femminista si rivolgessero principalmente alle donne? È dura da digerire, per il nostro egocentrismo.
    Fra.

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  6. Sì, mediato dai giornali italiani, come no. Guarda un po' il sito ufficiale di FEMEN http://femen.livejournal.com/

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  7. In effetti @Gabriele è un immaginario che cozza un po' con quello della femminista cessa che chissà perché un po' tutti noi abbiamo ormai inchiavardato nel dna.
    valentinaa

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  8. Magari con un esempio mi spiego meglio:
    The Guardian, una foto, un articolo argomentato con interviste ad accademici ucraini;
    http://www.guardian.co.uk/lifeandstyle/2011/apr/15/ukrainian-feminists-topless-campaign?INTCMP=SRCH

    Repubblica:
    foto gallery.

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  9. @valentinaa L'immaginario della femminista cessa non l'ho mai avuto, non valuto le idee delle persone in base a quanto siano attraenti.

    È per questo che una campagna che parte dal presupposto che per farsi sentire occorre manifestare nude (ed essere bellissime ragazze bionde) mi dà un po' sui nervi.

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  10. Non capisco la prospettiva esposta da Giulia. A chi si accosta allo studio del comportamento animale viene insegnato per prima cosa che qualunque attività o mancanza di attività lancia un segnale a un membro della stessa specie. Nel caso umano, una donna che si spoglia lancia un messaggio, a prescindere dall'intenzione effettiva.
    A questo punto il conflitto tra il messaggio lanciato dal corpo nudo e l'intenzione di manifestare dovrebbe rappresentare il succo del tutto. Ho due dubbi al riguardo: primo, destituire la semantica "innata" del corpo nudo non aiuta a valorizzare l'intenzione femminile: due ingiustizie non fanno giustizia. Secondo, subordinare un messaggio intellettuale a uno fisico mi pare una strategia destinata a perdere: così come le botte non trasmettono disciplina, ma violenza, si rischia di trasmettere sessismo ed esibizionismo.
    Mah.

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  11. In base ai link tra le foto delle Slut e quelle delle ucraine c'è un abisso (ah, non dovuto ai centimetri o agli anni delle signore fotografate, per i principianti). Non credo occorra essere donna per rendersene conto. Né mi pare che veicolino lo stesso messaggio. Una dice l'abito non fa il monaco, è nata da una frase di un poliziotto che aveva a suo dire trovato la ragione degli stupri nella pelle esposta, l'altra no. Anni fa una sentenza in Italia stabilì che non ci poteva essere stupro se la donna indossava i jeans perché sarebbe stato impossibile toglierglieli contro la sua volontà. Alcune parlamentari protestarono indossando i jeans. Nella foto donne normali indossano abiti normali, come un costume da bagno e camminano normalmente per strada, senza alcun ammiccamento. E' totalmente diverso dalle immagini delle ucraine cosa che Leonardo capisce perfettamente. Però su quell'argomento lì fa sempre comodo mettere tutto nel calderone delle "solite femministe" senza distinguere occasioni, ragioni, metodi, retroterra culturale o codici comunicativi. Del resto siamo nel paese in cui un parlamentare può permettersi di dire a una giornalista "A te nessuno ti spoglia" suscitando probabilmente in tutti i maschi un risolino compiaciuto bipartisan, anziché doversi dimettere, come dovrebbe essere in un paese vagamente civile.

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  12. una ragazza facile (che quindi si merita di essere stuprata evidentemente)lunedì 7 novembre 2011 09:25:00 CET

    Italia 2011: c'è ancora bisogno (e in un blog certamente non scritto da un gianni alemanno qualunque) di dire che se una ragazza si veste con abiti considerati succinti o invitanti anche se lo facesse per mandare un messaggio al massimo vuole rimorchiare non certo essere violentata o molestata.
    ti stimavo ma a questo punto mi intristisce un po' pensare che tu insegni alle medie.

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  13. Ogni volta che vedo una manifestazione, una protesta, una pubblicità col nudo femminile, mi distraggo e perdo di vista il motivo della manifestazione, della protesta, della pubblicità.

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  14. Un giorno ri-impararemo a convivere con l'idea che abbiamo una biologia nettamente più rilevante di quanto il nostro cervello ipertrofico ammetta ...

    Ed il peggio viene dal mondo superurbanizzato dove l'umanità viene ridotta all'io razionale.

    Kimboz

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  15. Ragazza facile, per favore, così come nessuno ha il diritto di stuprarti evidentemente, tu non hai il diritto di giudicare insegnanti di scuola media per pezzi che non hai letto, o se hai letto non hai capito, evidentemente.

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  16. "Il messaggio che ne ricaviamo è un po' diverso da quello che forse prevedevano le femministe: non è più “sono una donna e non mi devo vergognare di avere un corpo”, ma più qualcosa del tipo “guardami, te lo sogni di spogliare un corpo così”. Insomma, un corpo nudo brandito contro di me, maschio guardone. Non è contundente come un estintore, ma si suppone comunque che debba ferirmi, frustrarmi nei miei desideri, nelle mie pulsioni."
    Mi scuso per aver sbottato e messo in dubbio la tua professionalità e non voglio assolutamente trollare ma questo passaggio è disturbante per me e mi disturba ulteriormente che non te ne renda conto e magari ora mi accusi di suscettibilità e paranoie (che per carità magari ci sono). Non sono una modella ma mi è capitato di sentire commenti di AMICI per dei jeans stretti (portati con scarpe da ginnastica e maglietta larga!), o perché per risparmiare ho preso mezzi invece del taxi di notte o altri aneddoti che non sto a raccontare e che succedono a praticamente tutte le ragazze. Le "pulsioni" che hai le hanno anche le donne, praticamente tali e quali. semplifico estremamente ma il motivo principale per cui l'assoluta maggioranza delle violenze di tipo sessuale sono compiute da uomini etero è culturale e certi post non fanno un gran servizio alla causa. Mi piacerebbe che una persona che forma ragazzini avesse più consapevolezza del fatto che viviamo di base in una cultura dello stupro (non è un termine mio, googla rape culture). detto questo non commento più perché non ho voglia di leggere eventuali offese e trollate. Ciao e scusa.

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  17. offese e trollate di altri eventuali commentatori, non tue.

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  18. scusate l'OT, ma credo stia arrivando il momento di andare a Cologno monzese a smontare tutte le antenne. io porto il set di cacciaviti a croce, voi pensate alle chiavi inglesi.
    ci vediamo là

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  19. Ragazza facile sono interessato al concetto di cultura dello stupro.
    Non ne so molto, puoi sintetizzare in quali società o periodi storici essa è presente e non presente?

    A me a istinto pare una cosa abbastanza onnipresente nella storia umana degli ultimi 15.000 anni.
    Kimboz

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  20. Ragazza facile, hai tutta la mia comprensione e il mio appoggio.
    Leonardo, con tutto il rispetto di chi ti legge dal 2005, questa volta hai fatto un po' di confusione,che non approvo, e che lascia trasparire un retaggio di un maschilismo che non mi aspettavo.
    Sono la prima a criticare gli eccessi di femminismo, sono la prima a trovare in qualche modo fastidiose le foto delle ucraine, ma il resto, e la critica nel suo specifico..non le trovo corrette.

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  21. Arriverà un giorno in cui sarà reato avere un'erezione

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  22. non approvo - non mi aspettavo - non trovo corrette - sono la prima a criticare

    gratti il 90% delle femministe e ci trovi la signorina rottenmaier

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  23. come dire..chi manifestava in piazza per "se non ora quando" erano le solite femministe moraliste che fanno anche le perbeniste e non praticano sesso.

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  24. C'è un passaggio un po' azzardato nel post: il fatto che i giornali riportino solo le foto delle donne più avvenenti - di certo per aumentare il numero di visite, cioè per questioni che niente hanno a che vedere con il tipo di protesta ed un eventuale appoggio ad essa, qualunque essa sia - è un fatto totalmente INDIPENDENTE dalle motivazioni e dagli obiettivi delle manifestanti!

    E questo proprio perché, come si osserva, anche la donna dal fisico non statuario partecipa alla slut walk, magari con quella gioiosa libertà di dire "ho un corpo di cui non mi vergogno" e ribadisce un fondamentale: "mi vesto da slut perché così piace A ME; mi agghindo, mi curo, PER ME, e non perché voglio il consenso maschile". O, peggio ancora, per lanciare un messaggio di disponibilità al maschio.

    Infine: "attizzante" una scena di stupro (anche simulato). Be', questo è un bel problema. Trovare attizzante una scena di violenza, sopraffazione, e in ultima analisi DOLORE INFLITTO, questo è un problema.
    Credo questa fosse la "cultura dello stupro" di cui si parla sopra.

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  25. il modo in cui viene recepito un messaggio non è MAI indipendente dal messaggio stesso!!
    se il messaggio viene recepito in modo diverso dalle intenzioni (anch'io come donna ho qualche difficoltà a decodificarlo nel senso che si vorrebbe)significa che è formulato in modo errato - queste sono leggi di comunicazione elementari.
    Il corpo comunica indipendentemente da ciò che vorremmo fargli dire - facciamocene una ragione.

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  26. Insomma, uno non si deve vergognare mai del proprio corpo... però si deve vergognare delle proprie pulsioni (che sono un dato di natura, cioè, se io trovo attizzante una donna nuda la cultura c'entra fino a un certo punto).

    Sarei curioso di sapere se vale anche per le donne: ci sono pulsioni naturali di cui si devono vergognare? Oppure tutto in loro è puro proprio in quanto naturale?

    Perché con un po' d'impegno forse ce la facciamo a fondare una nuova religione.

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  27. Non confondiamo le cose: eccitarsi per una donna nuda è "natura".
    Eccitarsi per una scena di uno stupro, di una violenza, di una sopraffazione...non so se sia natura, ma se lo fosse sarebbe proprio quella parte bestiale dalla quale emanciparsi, per essere definiti umani.

    Un esempio: la militare americana che in Iraq torturava i prigionieri; non so se rispondesse ad una pulsione naturale, ma di certo dovrebbe vergognarsene (e scontare penalmente quello che ha fatto).

    Ora: la cultura dovrebbe condannare queste pulsioni negative (le chiamo tali perché comportano il dolore di una parte coinvolta), proprio al fine di prevenire l'atto.

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