martedì 30 ottobre 2012

La colpa di Renzi

Schuld have been right.

Volendo io scrivere il pezzo antirenziano della settimana, pescando tra i cento mille spunti che il buon Renzi lascia dietro di sé, potrei far presente che a Radio KissKiss ha appena detto che vedrebbe bene un nuovo inno del PD scritto dai Muse. Ma è così facile che forse è una trappola, per cui ritorno a un reportage dal camper della scorsa settimana dove, dissimulato in mezzo a due o tre marche di merendine che Renzi sgranocchia un po' per fame un po' perché fa giovane (pringles-tarallucci-tuc, e magari fosse product placement, magari), compare una parola tedesca che, come molte parole tedesche, mi causa brividi in certe zone precise della schiena: Schuld.
Un fallimento che nasce a mio avviso per due ragioni. La prima è che se la Seconda Repubblica è finita così è perché c'è stata una certa sinistra che in tutti questi anni non ha saputo combattere con le giuste armi Silvio Berlusconi: e se l'Italia che vediamo oggi si ritrova in queste condizioni la colpa va divisa in parti uguali tra chi ha governato e chi non è riuscito a creare le alternative al cattivo governo. La seconda ragione riguarda invece un fallimento elementare. La generazione di cui fa parte l'attuale classe dirigente del Pd è infatti la generazione che ci ha portato ad avere il debito pubblico che ci ritroviamo oggi. E in questo senso, per me, la parola 'debito' va intesa come la intendono i tedeschi, come un'unica parola - schuld - che significa contemporaneamente debito e colpa. Ecco. Per me è una colpa di tutta la classe dirigente di centrodestra e di centrosinistra quella di aver costretto il paese a spendere ogni anno per gli interessi del debito pubblico più soldi di quanti se ne spendono per la scuola e per il welfare, e insomma più di quanti se ne spendono per dare un futuro ai nostri figli e ai nostri nonni. Per questo noi ci presentiamo alle primarie senza dover portare alcuna giustificazione e senza aver bisogno di spiegare, come invece devono fare i miei avversari, perché il paese che qualcuno da vent'anni promette di rimettere a posto è da vent'anni che non viene mai rimesso a posto. E non ditemi che la colpa è solo di Berlusconi, suvvia, perché se non ricordo male negli ultimi vent'anni al potere in Italia c'è stato anche qualcun altro. O mi sbaglio?"
Non sbaglia: negli ultimi vent'anni, al governo, c'è stato Amato ('93: manovra da 92.000 miliardi), Dini ('95, con maggioranza bipartisan), Prodi ('96-97), D'Alema, ('98-99) di nuovo Amato ('00), di nuovo Prodi ('06-07 con una maggioranza risicatissima). È abbastanza semplice, ancorché un po' brigoso, mostrare come tutti questi governi - in particolare quelli di Prodi e Amato - cercarono di risanare la situazione, ottenendo anche discreti risultati, pur dovendo nel frattempo contrastare il fuoco di fila mediatico di un signore che possedeva metà dell'etere televisivo e chiamava i suoi fedeli a insorgere contro l'oppressione fiscale. Comunque, anche se questi signori qualcosa riuscirono a fare, per Renzi non sconfissero Berlusconi (ed è vero), quindi "la colpa va divisa in parti uguali". Dice proprio "colpa", e lo ripete più volte. Non dice "responsabilità", o "conseguenza degli errori". Sceglie di usare la parola "colpa", che in tedesco si può tradurre Schuld, che vuol dire anche "debito".

(A me resta poi la curiosità di capire quali siano le "giuste armi" che la sinistra doveva e non ha usato contro Berlusconi: mi viene subito da pensare a una bella legge sul conflitto di interessi, argomento che non mi sembra appassioni Renzi. Non ho neanche capito in che modo pensa di sconfiggerlo adesso, visto che Berlusconi è ancora qui che inquina il dibattito politico, con o senza effetti sullo spread, un'emergenza democratica ambulante: sul serio, qualche idea? Batterlo in piacioneria? Ad es., si potrebbe andare in una radio giovane e attizzare i giovani con nomi di gruppi giovani. Qualcuno nello staff ha ascoltato una radio giovane negli ultimi dieci anni? No, accidenti, ci hanno tutti l'ipod e non hanno idea, i Muse hanno appena compiuto vent'anni di attività).

La parola colpa mi ha fatto tornare in mente quel che Monti diceva a Obama a proposito dei tedeschi: non dei loro rappresentanti politici, ma della loro opinione pubblica, che secondo Monti considera ancora l'economia «come un ramo della filosofia morale». Monti è un uomo d'altri tempi, lo si capisce anche da citazioni così. Se lo dovessi tradurre in duemilaedodiciese, direi che i tedeschi sono ancora prigionieri di una narrazione in cui i buoni risultati economici sono la ricompensa per essersi comportati bene in passato: in sostanza la favoletta della Formica e la cicala, peraltro nemmeno nella versione di Rodari dove alla fine la cicala viene ammessa nel consesso cooperativo delle formiche e integrata nel soviet dei musicisti e degli operatori dello spettacolo; no, proprio nella favola originale in cui la cicala muore di freddo, così impara. I tedeschi, gli europei del nord in generale, in una favola del genere si trovano confortevoli; i loro leader non hanno alcun interesse a far presente i notevoli benefici che i loro formicai hanno tratto dall'euro, e i rischi oggettivi che ora corrono le loro banche se le cicale vanno in bancarotta. Da un punto di vista elettorale continua a pagare di più questo luteranismo un po' cialtrone per cui i PIGS non stanno che espiando i loro peccati. Le loro colpe. I loro debiti. Schulden. 

È una mentalità che in alta Italia conosciamo bene: invece di porsi concretamente il problema di avviare un qualche tipo di economia funzionante al sud, da un certo punto in poi il nostro ceto dirigente-imprenditoriale ha deciso che il sud doveva espiare i suoi peccati. Per accettare una narrazione del genere bisognava tapparsi occhi e orecchie (si vendevano foulard verdi all'uopo); fingere che il meridione non avesse dato al nord mercati e forza lavoro; era una prospettiva illusoria e condannata al fallimento, ma intanto faceva vincere le elezioni, e quindi ok. Il leghismo in questo momento ha qualche difficoltà, ma intanto l'Europa sta soffrendo dello stesso male. Una mentalità retriva, nel senso originale della parola: di fronte a un problema che si presenta adesso, qui, invece di ragionare sugli sviluppi futuri, ci si ferma a guardare indietro, agli errori dei padri e dei padri dei padri. Dobbiamo espiare.

Renzi, per essere onesti, non dice questo. In un certo senso dice il contrario: voi dovete espiare, noi no perché non c'eravamo (equidem natus non eram, dice l'agnellino nell'altra favola). Eravamo giovani, ascoltavamo i... i Muse. Però lo schema di colpa ed espiazione è lo stesso: Renzi non esce della narrazione. Tante volte si è accreditato come blairiano (una volta o l'altra bisognerebbe anche capire perché proprio Blair, ben più muffo dei Muse a saperlo annusare), ma qui si mostra piuttosto merkeliano. Non si tratta di impostare un paradigma nuovo, ma di accettare che i Debiti sono Colpe, purché sia chiaro che le Colpe non devono ricadere sui Figli. La scommessa insomma è quella di offrire qualche vecchio politico sconfitto come vittima sacrificale. Naturalmente non è così che vanno le cose, ma Renzi probabilmente lo sa. Però sa anche che si possono vincere elezioni, a volte, raccontando favole così.

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