sabato 3 dicembre 2016

Un quinto degli italiani ha il diritto di cambiare la Costituzione di tutti?

20) Ok, domani si vota. So che non vedete l'ora. E mettiamo che il Sì vinca, ma di misura. Sarà tutto regolare?

No, non sto parlando di brogli. C'è un problema un po' più grosso, ovvero: quanto sarà credibile una vittoria del Sì, se al referendum non votassero in tanti?

Immaginatevi la situazione. Mettiamo che vada a votare meno del 50% degli aventi diritto - una stima anche ottimista, considerando gli ultimi referendum: diciamo venti milioni di italiani. Mettiamo che il Sì prevalga di poco, come suggeriscono alcuni sondaggi (che sbagliano sempre). Diciamo 11 milioni, in linea con le europee del 2014 (due anni dopo Renzi non sembra altrettanto popolare, ma ultimamente s'è speso molto, anche in tv - anche se forse la tv non serve, e tuttavia). Cosa succederà?

Tecnicamente sarà tutto regolare: undici milioni di italiani avranno ratificato la riforma Renzi-Boschi. Fine della storia.

Politicamente, sarà lo strappo definitivo. Milioni di italiani non accetteranno il risultato. Vuoi per tigna, vuoi per livore antipolitico. Ma anche per una questione di buonsenso.

Vi ricordo che la consultazione referendaria è necessaria perché la riforma, in Parlamento, non è passata con la maggioranza qualificata richiesta (2/3 dei votanti). Aggiungiamo che l'attuale parlamento è stato eletto con una legge elettorale incostituzionale. Questo non significa che sia illegittimo: nella stessa sentenza la Corte lo ha escluso, in virtù del "principio fondamentale della continuità dello Stato": nell'attesa di una legge elettorale finalmente costituzionale (attesa che si sta rivelando un po' faticosa), un parlamento deve pur esistere, e quindi ci teniamo quello eletto incostituzionalmente. Forse non era il parlamento più adatto per modificare così profondamente la Costituzione, ma Napolitano ci teneva tanto, Renzi pensava di potercela fare, e così eccoci qui.

Ricordiamo en passant che lo stesso Renzi governa con una maggioranza che al momento delle elezioni non esisteva, dato che non esistevano i partiti che la compongono; quello di Alfano, quello di Verdini (che adesso non so più come si chiamino) e il PD di Renzi - quest'ultimo, sì, esisteva, ed aveva pure vinto il super-premio di maggioranza alla Camera, ma presenandosi alle elezioni del '13 con un programma diverso, e un altro leader (Bersani): Renzi era stato sconfitto alle primarie e non s'era nemmeno candidato alle politiche.

Ricapitolando: c'è un parlamento eletto con una legge incostituzionale, che può legiferare soltanto perché finché non scrive una legge costituzionale non ci può essere un altro parlamento più legittimo. C'è un governo che è espressione di una maggioranza composta da partiti che alle elezioni non si sono nemmeno presentati. Il suo leader può contare su una maggioranza, alla Camera, grazie a un premio elettorale (incostituzionale) conquistato dal suo predecessore, che non ne condivideva le idee e i progetti di riforma costituzionale. Questo nuovo giovane leader, invece di limitarsi a far riscrivere una legge il più costituzionale possibile e rassegnare le dimissioni, auspicando lo scioglimento del parlamento... decide di presentare allo stesso parlamento la riforma costituzionale più radicale dal 1946. Servono però i due terzi dei parlamentari: ce li ha? No. Malgrado il super-premio (incostituzionale), malgrado le alleanze (strette dopo le elezioni con partiti che non si erano nemmeno presentati), Renzi quei due terzi non ce li ha. E allora chiede di indire un referendum propositivo.

Il referendum lava più bianco: non importa quanto sia raffazzonata e trasformista la compagine che sostiene Renzi: non importa che provenga da un parlamento eletto incostituzionalmente, perché a questo punto la palla passa ai cittadini. Se più della maggioranza degli elettori troverà buona la riforma Renzi-Boschi, il fatto che sia stata scritta da gente arrivata al governo un po' per caso non avrà più importanza. Più che la Renzi-Boschi, sarà la riforma del popolo italiano. Tutto bene? Insomma.

C'è un piccolo intoppo. Il referendum propositivo non ha il quorum. 11 milioni di italiani potrebbero reclamare il diritto di cambiare la Costituzione per gli altri 50 (per altri 40 di aventi diritto). Vi sembra giusto? A milioni di italiani non sembrerà giusto. Non lo accetteranno. Potrete sempre inveire contro di loro sui social: trattarli da ignoranti che non capiscono la democrazia.

Dove la democrazia è quella cosa che secondo voi funzionerebbe così: un parlamento eletto con una legge incostituzionale, invece di scriverne un'altra costituzionale e sciogliersi, vota la fiducia al governo diretto da un tizio che non ha vinto le elezioni - era opposizione interna nel partito che le ha pareggiate, non si è neanche candidato - e approva (ma senza maggioranza qualificata) una riforma costituzionale voluta da costui: la stessa riforma viene poi confermata mediante referendum da... un cittadino su quattro. Ma siete proprio sicuri che la democrazia sia ancora questa cosa qui? Siete sicuri che i grillini, oltre a essere beceri, ignoranti, livorosi, non abbiano semplicemente ragione?

Nel dubbio, fossi in voi, voterei No. Magari la prossima volta si fa una riforma più condivisa.

(Gli altri motivi:

1. Non si riscrive la carta costituzionale col martello pneumatico.
2. Non si usa una brutta legge elettorale come moneta di scambio.
3. Non mi piacciono le riforme semipresidenziali.
4. Meglio un Renzi sconfitto oggi che un Renzi sconfitto domani
5. Mandare 21 sindaci al senato è una stronzata pazzesca
6. Mandare sindaci al senato è davvero una stronzata pazzesca.
7. Nel nuovo Senato alcune Regioni saranno super-rappresentate, ai danni di altre
8. Si poteva scrivere meglio, ma non hanno voluto.
9. Di leggi ne scriviamo già troppe: non abbiamo bisogno di scriverne di più e più in fretta, ma di farle rispettare
10. Il numero di firme necessarie per richiedere un referendum abrogativo va aumentato e basta
11. Non è vero che sarà più facile approvare leggi di iniziativa popolare, non fate i furbi.
12. Dio ci scampi dai referendum propositivi.
13. Il Presidente della Repubblica non sarà necessariamente una figura sopra le parti.
14. Gli abitanti delle città metropolitane non avranno il diritto di eleggere i loro rappresentanti? Ma siete scemi?
15. Chi abolisce le Province non capisce il territorio.
16. Se passa la riforma, per un po' ce la dovremo tenere; se non passa, possiamo subito proporne una migliore
17. Perché non vorresti mai darmi ragione.
18. Perché "NO" almeno sai come si scrive
19. Se vuoi risparmiare taglia le poltrone; costringere sindaci e consiglieri a sedere su più poltrone contemporaneamente è una cattiva gestione delle risorse.
20. Perché anche se vincesse il Sì, la riforma non sarà stata approvata dalla maggioranza dei cittadini).

6 commenti:

  1. È forse il primo post della serie con cui non mi trovo d'accordo. Fermo che trovo impeccabile la ricostruzione dell'iter del governo renziano (anche se sono meno formalista: se un Parlamento c'e (e c'è) e vota la fiducia a un Governo (e Renzi quella fiducia l'ha avuta) allora non discuto la esistenza e la legittimità di quel Governo. Certo, convenienza e correttezza politica abitano da un'altra parte.
    Sono meno convinto dal discorso minoranza. Cosa impedisce di recarsi ai seggi? Se fosse tenuto "nascosto" che a questo giro il quorum non è necessario sarei d'accordo. Ma è un dato comune. Se però X% della popolazione decide di non andare a votare allora sta praticamente delegando ad altri la sua scelta. Se andassero a votare solo Renzi, Boschi e Grillo e la riforma vincesse per 2 Sì è un No, nell'acquiescenza popolare, non batterei ciglio. La richiesta di esprimersi è generale, e chi sceglie di non andare dovrebbe assumersi la responsabilità di non aver voluto scegliere, non lamentarsi di una riforma "imposta".

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  2. Secondo me il post non giudica il comportamento di chi, non recandosi a votare, poi contesterà l'eventuale vittoria del sì. Prevede semplicemente che ce ne saranno tanti. E' un'ulteriore espressione delle molte spaccature che ci attraversano, e che la campagna referendaria ha fatto emergere.
    Voglio dire, se uno che non ha votato la riforma poi la contesta, non risolvi il problema rispondendogli che siccome non ha votato non ha diritto a lamentarsi, perché:
    1) Non è vero.
    2) Non è vero a maggior ragione dopo un percorso di riforma che ha forzato e stiracchiato miriadi di processi formali per arrivare a destinazione. (Curiosamente, la cosa è vista come un punto di forza dai sostenitori della riforma e come una serie aggravante per i suoi oppositori).
    3) Non funziona.

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  3. Non si ha diritto di lamentarsi se non si è votato.
    Su 40 milioni di cittadini togliamo lo soglia fisiologica di 5 milioni di persone che per vari motivi non possono votare ma per il resto non mi sembra di vedere sbarramenti in strada.

    Quindi sì, 11 milioni di italiani potranno legittimamente scegliere di avere una nuova costituzione anche per i restanti 50 milioni.

    Sul resto del post sono invece d'accordo.

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  4. Conta e decide chi partecipa, si chiama democrazia. Tutto il resto è commento è spesso polemica sterile. Ciao

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  5. Il titolo è fazioso, il parlamento ha cambiato la Costituzione ed i cittadini devono dichiarare se sono d'accordo o meno. Il voto di domani conferma o meno un cambiamento voluto e votato dalla maggioranza dei nostri rappresentanti.

    Dopo di ché l'ultima volta che un referendum ha approvato la riforma della costituzione i sì furono il 21,9% degli aventi diritto, i votanti appena 1 su 3 eppure non ci fu alcun allarme democratico. Non ci furono milioni di italiani che non accettarono il risultato.
    http://elezionistorico.interno.it/index.php?tpel=F&dtel=07/10/2001&tpa=I&tpe=A&lev0=0&levsut0=0&es0=S&ms=S

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  6. maddai, bene così. chi vince vince e poi mamàmerkel decide.

    (pensa che disastri sareste capaci di fare, se aveste la sovranità... e magari la bomba atomica. altro che trump!)

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